L’abbandono definitivo della civiltà (Milano Big City) è fissato per questo sabato.
Vado su per consegnare le chiavi alla padrona di casa e poi giammai, adieu, a mai più rivederci. Spero che ‘sta stronza mi ridia i soldi anticipati per ridipingere le pareti, che in tre anni non le ho toccate. Se prova a chiedermeli tiro giù con i denti i mobili che le ho messo in bagno, fosse stato per lei gli asciugamani e tutto il resto me li mettevo… in testa.
La cosa del gabinbidet poi è stata il tocco di follia, dentro una casa dove hanno messo un armadio arancione accostato alle pareti lilla. Il gabinbidet mi perseguita ancora la notte. Me lo sogno: mi alzo e non so dove fare pipì. Tutta la gente che è entrata nel mio bagno non se lo scorda più. Magari si dimentica di me, ma non del gabinbidet.
La mia geniale padrona di casa, nella ristrutturazione del bagno (durata due mesi per piastrellare uno sgabuzzino di un metro e mezzo per un metro e mezzo in cui hanno infilato una doccia) mi ha messo un oggetto dal design squisitissimo:

Il gabinbidet.
Qualche brillante designer della Ideal Standard si è andato a inventare un oggetto unico, che da una parte è bidet e dall’altra gabinetto. Quest’uomo io lo vorrei conoscere, per lo meno per dargli una botta di sano vaffanculo.
Ma avete idea di cosa significare tornare alle quattro di notte, recarvi nello SgabuzzinoBagno e trovare questa cosa? Ti mette i dubbi esistenziali.
A parte l’indimenticabile bagno, la casa non era un granché.
Secondo me portava anche un po’ sfiga.
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